OSKAR VLADISLAS MILOSZ (Čereja 1877-Fontainebleau 1939), poeta, drammaturgo, romanziere e filosofo di origini lituane, poliglotta, viaggiò in molti paesi europei. Primo rappresentante della Lituania indipendente in Francia, era figlio di un nobile polacco-lituano, Władisłav Miłosz, e di madre ebrea, Miriam Rosenthal (e parente del premio Nobel Czesłav Miłosz). Nel 1889 i genitori lo mandarono a studiare a Parigi. Dal 1896 al 1899 studiò all’École du Louvre e all’École Spéciale des Langues Orientales. Nel 1899 pubblicò il suo primo volume di poesie (iniziando a firmarsi O.V. de L. Milosz). Durante la Grande Guerra, nel 1916, venne assegnato alle truppe russe in Francia, dove rivestì l’incarico di addetto stampa presso l’Ufficio studi diplomatici del Ministero degli Affari Esteri francese, nel Dipartimento per l’Europa Orientale. Dopo la guerra scelse la nazionalità lituana, anche senancora non ne dominava la lingua, partecipando alle conferenze della Società delle Nazioni di Bruxelles e Genova come rappresentante della Lituania di cui fu, fino al 1938 consigliere presso l’ambasciata a Parigi. Un’antologia della sua opera poetica è stata pubblicata in Italia col titolo Sinfonia di Novembre (Adelphi, 2007, prefazione di Milan Kundera), mentre in ambito drammaturgico si ricorda, tra le altre, la pièce Miguel Mañara (Morcelliana e Jaca Book). Dal 2021 Medusa ha cominciato a pubblicare le opere di Milosz: finora sono usciti La chiave dell’Apocalisse; L’amorosa iniziazione, Ars Magna e Gli Arcani. Tutta la sua opera è un tentativo di reintrodurre la mistica nel discorso scientifico, come se non si fosse mai consumata la drammatica separazione della cultura umanistica da quella scientifica.
O. V. de L. Milosz, Da qualche parte, nella foresta. Lettere 1897-1939
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Descrizione
Da qualche parte, nella foresta. Lettere 1897-1939
- Autore: Da qualche parte, nella foresta. Lettere 1897-1939
- Editore: Medusa Edizioni
- Collana: Le porpore
- Anno di edizione: 2025
- In commercio dal: 2025
- Pagine: 248, brossura
- EAN: 9788876984853
Una delle porte di accesso privilegiate a un autore è l’epistolario. A maggior ragione nel caso di un personaggio come Oskar Vladislas de Lubicz Milosz (1877-1939) che dalle terre slave arrivò in Francia e per vari decenni fu rappresentante culturale della Lituania a Parigi. Il poeta Joë Bousquet lo definisce negli anni Trenta «il più grande spirito di questo tempo». Gli oscuri passaggi dei suoi scritti mistico-metafisici e le sue etimologie che gettano sguardi sul messianismo; la sua poesia visionaria e romantica; l’opera diplomatica per la neonata Lituania dopo la Grande Guerra; e i suoi amori: tutto sembra dipanarsi in un lungo e appassionato racconto. Presentando l’antologia Sinfonia di Novembre, Milan Kundera confessò di non aver mai trovato prima di Milosz «l’archetipo di una forma della nostalgia che si esprime, grammaticalmente, non attraverso il passato ma attraverso il futuro. Futuro grammaticale della nostalgia». Milosz era stato, per Kundera, uno degli autori letti da adolescente accanto a Rimbaud, Nerval, Apollinaire o Desnos. La poesia, per Milosz, fu come il “cuore messo a nudo” di Baudelaire. Il “re solitario”, lo definisce Christophe Langlois presentandone le Œuvres uscite nel 2024 da Gallimard. E quel cognome: Milosz, così vicino, pur senza la grafia polacca, a quello del cugino Czesław, Nobel per la Letteratura, che non manca di riconoscerne la «prosa cartesiana disseminata di trappole poetiche»… slave. E non solo, vista la sua padronanza poliglotta. Quello strano profumo che promana dal suo tardo romanticismo supera le barriere degli ismi poetico letterari, per acquietarsi nella cura degli esseri che gli sono più vicini, nei boschi di Fontainebleau, quegli uccellini dietro il cui volo inquieto troverà la morte. Una storia personale e letteraria fatta di stili e modelli narrativi mescolati al suo essere sempre fuori posto, in esilio da una patria che troverà, forse, ai margini del bosco.
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